I.
Sii paziente, mi dicevo, e poi ancora scivolavo di qualche centimetro verso il basso. Ma prima di continuare dovrei premettere chi io sia e quali singolari accidenti mi avevano infine condotto nell'imbuto.
Userò, per facilitarmi il compito, la terza persona che, meglio della prima, suggerisce neutralità d'occhio e mano. Dunque, era costui un ometto pacifico, ometto non tanto per sue le dimensioni corporee, affatto normali, quanto per quella piuttosto comune disposizione dell'uomo urbano a rimpicciolire la propria anima: come se, al pari di un'utilitaria, all'anima più discreta fosse possibile trovare più facilmente posto tra quelle tanto numerose e bulimiche degli altri.
Nel parlare aveva modi dimessi e gentili; spesso lo si poteva scorgere in fondo alla piazza, verso l'ora del tramonto, affrontare con la sua piccola anima il gran traffico che di lì ogni giorno si riversa fino a notte fatta. Ad ogni, anche minimo, urto, affabilmente, chiedeva perdono, facendosi in parte e mimando succintamente un inchino. Vestiva in modo semplice e, per quanto rigiarda l'aspetto fisico, poteva ricordare un lampione, dinoccolato e ciondolante com'era. Sotto gli occhi, piccoli e sempre cerchiati di una densa nebbia, s'allungava un grifo affilato sotto al quale due sottili labbruzze parevano...
Ecco che scivolo ancora, ancora e sempre più in basso. Non ha mai fine questo stretto budello? Ma torniamo a noi, torniamo al racconto... Quella mattina l'avvocato Grenna si svegliò in preda ad un astratto terrore, come se, alla fine del sonno, l'incubo l'avesse seguito anche nella veglia. Lunghi tentacoli avviluppavano la sua piccola anguria, e le dita delle mani erano rametti che un vento crudele spezzava con rapide e terribili raffiche. D'improvviso...
Ho dovuto superare deserti rossi come il sangue, combattere gli incubi in notti di folle latte lunare, superare i confini del dolore e dell'orrore, baciare un donna con lunghi setolosi baffi e molto altro, tutto, tutto questo, solo per cambiare una maledetta password; ma adesso, adesso sono ritornato al tepore e alla sicurezza del mio blog che come una tana mi protegge e mi occulta ai nemici. Gioite con me!
Ed ora, cosa scrivere?
E' una palla avere un tema e, dunque, a chi per caso o per fortuna (o semplicemente per il volere di una qualche sorridente divinità) sia capitato in questo spazio, dico: ad uno ad uno scrivete quel che volete ed io vi risponderò (o anche no).
Soltanto, vi prego, non lasciatemi solo, non guardate a questo mio breve passaggio mondano con superbia. Lasciate invece qualche briciola, un'obolo, qualche sasso, chè io possa con il vostro dono (e la mia pazienza di coleottero) innalzare da questa tana (che è un buco lercio e oscuro) navate e torri, sale con arazzi e pinnacoli, ma anche case, autostrade, hotel, strip-bar, club sportivi e piccole oasi per la libera vendita di corpi e droghe!
E adesso ho finito, ho finito per questa sera e devo uscire - dopo essermi fatto la doccia però (la farò nudo e col sapone questa volta, per festeggiare!).
La prossima volta scriverò in piccolo per le persone piccole o in grande per le persone grandi, oppure non scriverò affatto per rendere memoria a chi se ne scivola in gallerie di fango, e mischia ai suoi singhiozzi i clacson delle città gremite di barbarie.
doccia!